LUIS MOLOSSI

Cosa fanno i nostri deputati e senatori?

13 de março de 2017

Molossi fà una battuta sui tassi di produttività e si lamenta della mancanza di unità tra i parlamentari eletti all'estero. (Per Desiderio Peron/Revista Insieme, 25/02/2017)


Gli eletti all'estero al Parlamento italiano "dovrebbero essere la nostra voce e non quella dei lori partiti o dei propri interessi", ha detto il coordinatore generale del Maie - Movimento Associativo Italiani all'Estero in Brasile, Luis Molossi, nel commentare l´articolo divulgato dal portale della Rivista Insieme sul rating “Classifica di prestazioni dei parlamentari italiani”, che mette il deputato Fabio Porta (PD) al terzo posto tra i 630 colleghi nella voce 'produttività'.

 

Senza fare nomi, ma chiaramente in difesa del deputato italiano-argentino Ricardo Merlo (Presidente del Maie), che era in 480ª posizione a tale riguardo, con meno del 12% di partecipazione alle sedute, Molossi ha osservato: "Quando si vota costantemente a favore del governo, anche ciò che penalizza ulteriormente gli italiani all'estero nei loro bisogni, come sappiamo molto bene, mi sembra non ci sia  motivo per festeggiare."

Si tratta di divergenza pubblica e molto nota quella tra Porta e Merlo su varie questioni di interesse per gli italo-sudamericani.

 

Molossi non salva critiche quando il problema è la tassa di 300 Euro, in vigore dalla metà del 2014, come pagamento obbligatorio per il riconoscimento della cittadinanza "jure sanguinis", che è passato in Parlamento la 'fiducia', vale a dire, senza la possibilità di cambiamento del testo generale in questione. Anche qui Molossi non cita i nomi dei parlamentari criticati, mentre osserva il "progressivo smantellamento della rete consolare." Lui, che fu il primo non eletto in Sud America durante le ultime elezioni, nel 2013, si rammarica del fatto che non c'è "una forza congiunta degli eletti, che dovrebbero unirsi per combattere queste misure", ma "al contrario, devono votare secondo la logica del partito e, poi, "produttivamente", votano contro i loro stessi elettori quando approvano tagli successivi nelle risorse per la lingua italiana, per esempio."

 

Per spiegare come ha ricevuto il risultato degli indici di produttività parlamentari pubblicati dalla rinomata associazione italiana 'Openpolis' Molossi ha ironizzato, raccontando quello che ha detto in classe un suo insegnante di Diritto: "Se venissero a lavorare nel mio ufficio, avrei molte riserve con i troppo "presenti".

 

Come hai ricevuto il risultato sugli indici di produttività dei parlamentari italiani dal Sud America? Abbiamo dal terzo fino a quasi l'ultimo ...

 

Quando ero studente al primo anno nella Facoltà di Legge, un professore di Diritto Civile, ora giudice del nostro Tribunale Statale, dopo una breve discussione di quanta teoria dovemamo avere per diventare bravi avvocati, ci disse senza dubi:

 

“se vengono a lavorare nel mio ufficio avrò molte riserve con i troppo "Caxias", che frequentano tutte le lezioni, che studiano troppo la teoria, che prendono voti alti, ma non sanno risolvere i problemi pratici di come seguire bene un cliente, condurre un’ udienza con intelligenza e organizzare bene le pratiche dell'ufficio. Non ha senso produrre un atto magnifico e il protocollarlo il giorno successivo alla scadenza. Ad ogni modo, io preferisco gli studenti con voti medi, ma che abbiano anche queste altre qualità, soprattutto intelligenza emotiva, che determinano la formazione di un professionista equilibrato e che sappia agire quando necessario.”

 

Il fatto di vivere lontano dalla sede del Parlamento - il luogo di lotta parlamentare per l'eccellenza - giustifica il "viaggiare" così spesso? Essere assente per più della metà delle sessioni è difendibile?

 

Questo significa dire che essere presenti in quasi tutte le sedute del Parlamento è negativo? Assolutamente no. Ma questa presenza è effetiva produttività, soprattutto per gli elettori in Brasile? Quando si vota costantemente a favore del governo, anche perciò che penalizza ulteriormente gli italiani all'estero nei loro bisogni, come sappiamo molto bene, non mi sembra motivo di soddisfazione. Una ovvia conclusione - e preoccupante per gli italiani all'estero - è che i campioni di partecipazione a sessioni di qualche importanza, in realtà risiedono a Roma, che non è sbagliato, ma complicato, dovuto alla rappresentatività e presenza territoriale che devono essere esercitati completamente.

 

I “leader” di partito sono sempre chiamati per molti impegni e, come viene molto ben scritto sull'articolo pubblicato dalla Rivista Insieme, l'indagine "non tiene conto del lavoro, anche se rilevante, che alcuni parlamentari svolgono in posizioni richieste per seguire l'apparato politico e amministrativo del Parlamento, quali le commissioni, i gruppi ecc. ".

 

Più di una volta ho citato l'esempio di Pier Luigi Bersani che, mentre era leader del Pd, era molto poco presente in Parlamento, dove era, allo stesso tempo, deputato eletto.


Da quando abbiamo iniziato ad eleggere parlamentari all'estero, le cose sono solo peggiorate: le file della cittadinanza continuano; i Consolati hanno un numero sempre più inferiore di dipendenti; siamo costretti a pagare fino a 300 Euro per vedere riconosciuto un diritto A che cosa servono o a che cosa dovrebbero servire tali parlamentari?

Questa dovrebbe essere la produttivita 'reale', non quella dell'indagine "OpenParlamento/Openpolis" tanto sbandierata. Che cosa hanno fatto finora in questo senso? Di concreto, solamente una nuova tassa di 300,00 Euro.

Sulla scia di tutto questo, hanno indebolito il CGIE e Comites, e persino non sono  riusciti finora a spiegare che sono venuti a fare o che cosa fanno esattamente. I cambiamenti acclamati sono rimasti alle calende greche. Lei considera questo un errore? Se sì, chi è che sbaglia?

Ho scritto nel Insieme 216, Gen/Feb 2017 che "con tutta l´ebollizione politica che abbiamo visto negli ultimi mesi, con il referendum costituzionale, il cui risultato è stato del 60% per il ´No´ e che ha causato la fine del Governo Renzi, il nuovo tentativo del governo PD, con Paolo Gentiloni al comando e le probabili nuove elezioni parlamentari che si avvicinano, con o senza una nuova legge elettorale, le riforme dei Comites e CGIE possono e devono accompagnare questo periodo di transizione, di effitiva crisi politica per reinventarsi e mantenere fede al proposito di ben rappresentare il cittadino italiano residente all'estero. Ai nuovi membri eletti la sfida. Perché non accada quel vecchio concetto gattopardesco: ‘tutto deve cambiare perché tutto resti come prima’. ".

 

Dopo il regime fascista, che aveva sviluppato una politica orientata agli italiani nel mondo, abbiamo anche avuto un Ministro per gli Italiani nel Mondo... ma, quando chiudono le scuole di lingua italiana, non vediamo una politica coerente e duratura diretta a questa altra Italia. Lei crede davvero che dovremmo continuare con questo modello?

 

Credo ancora nel sogno del Ministro Tremaglia, quando, dopo anni di lotta di molti altri altruisti - alcuni già morti e dimenticati - ci ha dato questa opportunità unica al mondo di eleggere direttamente i rappresentanti in Parlamento (sei in America del Sud, quattro deputati e due senatori ) e che dovrebbe essere la nostra voce e non quella dei loro partiti o dei propri interessi. Naturalmente sono pochi e c'è una crisi economica senza fine, che determina i tagli di bilancio del governo. Ma, purtroppo, non c'è una forza congiunta degli eletti all'estero, che dovrebbero unirsi per combattere queste misure. Piuttosto, devono votare secondo la logica del partito, poi "produttivamente", votano contro i loro elettori quando approvano i tagli successivi delle risorse per la lingua italiana, per esempio. E che dire del progressivo smantellamento della rete consolare e i sempre più difficili servizi al citadino comune, come la coda infinita per la cittadinanza e la lotteria del giorno per il passaporto?

 

Come insistiamo tutti i giorni, il Consolato deve essere la casa del cittadino italiano, con un servizio accogliente ed efficiente. Basta controllare le risorse che vengono raccolte dal luglio 2014, con la tassa della cittadinanza (25 milioni di euro all'anno in tutto il mondo), per vedere che è un'attività altamente lucrativa. Solo i responsabili delle politiche volte a noi è che vedono e ci trattano come cittadini di serie "B", un vero abuso.

 

Siamo alla vigilia di nuove elezioni politiche. E c'è molta delusione nell'aria. Che cos’è sincero o propaganda elettorale nel discorso di ognuno dei nostri rappresentanti?

 

Io milito in questo settore dal 2004, quando ho partecipato per la prima volta all'elezione Comites PR/SC. Quindi, sono 13 lunghi anni di lavoro duro, molte gioie, successi e, anche, molte frustrazioni. Ma la mancanza di risorse (la politica non dovrebbe mai essere misurata dal potere del denaro), il volontariato è stata l'arma della maggior parte delle persone che conosco, che fanno un grande lavoro in questo settore e sempre ci sostengono quando presentiamo un buon progetto . E loro non hanno bisogno di nulla, solo che le loro idee siano ascoltate.

 

Ma la politica ha anche il suo lato oscuro, l'occupazione di spazio da figure che compaiono il giorno prima e improvvisamente, mettono in moto una intera struttura partitica e molte risorse finanziarie per raggiungere l´obbiettivo: la sedia, tanto desiderata e che dovrebbe essere del cittadino e non del singolo candidato.

 

Preparatevi ai prossimi danarosi "candidati" che sono già in circolazione sia in Brasile che a Roma! Dai rappresentanti attuali, vorrei che loro stessi mostrassero quello che hanno fatto concretamente in Brasile, risultati pratici a nostro favore negli ultimi quattro anni. Nessuna produttività di fogli di presenze!

 

 

 

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